Guida pratica Bologna e provincia

Caparra confirmatoria: a cosa serve davvero

La caparra confirmatoria è la somma che chi compra versa al venditore al momento della firma, e serve a rendere concreto l'impegno di entrambi. Se poi è l'acquirente a tirarsi indietro senza motivo, il venditore trattiene la caparra. Se invece è il venditore a non voler più vendere, deve restituire il doppio di quanto ha ricevuto. Se la vendita va a buon fine, la caparra non si restituisce: si scomputa dal prezzo al rogito.

Come funziona

La caparra protegge chi vende e chi compra, nelle due direzioni

Non è un anticipo, è una garanzia che vale in entrambi i sensi

La caparra confirmatoria si consegna quando si firma la proposta d'acquisto, di solito con un assegno intestato al venditore che l'agenzia tiene fermo e non consegna finché la proposta non viene accettata. Il suo scopo non è farti incassare qualcosa in anticipo: è dare un peso concreto alla parola data, da tutte e due le parti.

Se chi ha comprato non si presenta al rogito, o comunque non rispetta l'accordo senza una ragione prevista dal contratto, il venditore può sciogliersi dall'accordo e trattenere la caparra, senza dover dimostrare quanto ha perso: quella somma è già la misura del danno concordata in partenza. Se però l'altra parte contesta di essere stata inadempiente, la questione può comunque finire davanti a un giudice, come spiegato più avanti in questa pagina.

Se invece è il venditore a cambiare idea, magari perché nel frattempo è arrivata un'offerta più alta, chi ha comprato può sciogliersi dall'accordo e pretendere il doppio di quanto aveva versato. È la parte che i venditori scoprono tardi, e vale la pena saperla prima di firmare qualsiasi cosa.

C'è anche una terza strada, meno rapida. Chi ha subito l'inadempimento, invece di accontentarsi della caparra, può insistere perché il contratto venga eseguito, oppure chiedere al giudice di risolverlo e di condannare l'altro al risarcimento del danno effettivo. In quel caso la caparra torna a valere come semplice anticipo su quanto verrà riconosciuto, e non ci si ferma più al doppio.

Facciamo un esempio con numeri tondi

Casa venduta a 300.000 €, con una caparra confirmatoria di 30.000 € versata alla proposta. Se l'acquirente sparisce senza una ragione prevista dal contratto, il venditore si scioglie dall'accordo e tiene i 30.000 €. Se invece è il venditore a rifiutare di andare dal notaio, l'acquirente può pretendere 60.000 €, cioè i suoi 30.000 indietro più altrettanti. Se tutto va bene, al rogito si versa il saldo di 270.000 € e la caparra è già dentro il prezzo.

Sono cifre di esempio, servono solo a rendere leggibile il meccanismo. La caparra è la ragione per cui una vendita seria non si ferma dopo la firma: costa cara a chiunque decida di uscirne.

Quando il venditore può incassarla davvero

Finché la proposta non è stata accettata, l'assegno non si tocca. Resta fermo, di norma custodito dall'agenzia, e se il venditore decide di rifiutare l'offerta torna indietro a chi l'aveva firmata. È il motivo per cui si consegna un assegno e non un bonifico: incassare per errore una somma legata a una proposta ancora aperta crea più problemi di quanti ne risolva.

Dal momento dell'accettazione, invece, la caparra è nelle mani del venditore a tutti gli effetti. Con un'avvertenza che vale la pena scrivere, perché salta fuori sempre: quel denaro non è ancora tuo in senso pieno. Se la vendita si sciogliesse senza colpa di nessuno, per esempio perché non si avvera la condizione sul mutuo scritta nel contratto, va restituito. Chi la spende subito per la caparra della casa che sta comprando si mette in una posizione scomoda, e capita più spesso di quanto sembri.

Tre nomi, tre effetti

Caparra confirmatoria, caparra penitenziale e acconto

Sono tre cose diverse che nel parlato diventano una sola, e la differenza si vede solo il giorno in cui qualcosa va storto. Quello che decide non è la cifra versata, è come viene chiamata nel testo che firmi.

Cosa cambia fra le tre somme, per chi vende
Somma versataSe si tira indietro chi compraSe si tira indietro chi vendeSi può chiedere di più?
Caparra confirmatoria Il venditore la trattiene Restituisce il doppio Sì, rinunciando a trattenerla e chiedendo il danno effettivo o l'esecuzione del contratto
Caparra penitenziale Il venditore la trattiene Restituisce il doppio No: è il prezzo pattuito per potersi tirare indietro, e chiude la questione
Acconto Va restituito Va restituito Solo dimostrando in giudizio il danno subito

La differenza che conta: la penitenziale è il prezzo per uscire

Nella caparra confirmatoria i numeri sono gli stessi della penitenziale, ma il significato è opposto. La confirmatoria punisce chi rompe l'accordo e lascia aperta la porta di chiedere di più. La penitenziale, invece, è un permesso a pagamento: mettendola nel contratto le parti si stanno dicendo che tirarsi indietro è lecito, e che costa esattamente quella cifra. Non un euro di più, qualunque danno tu abbia subito.

Per chi vende è quasi sempre la scelta peggiore. Se un acquirente ti propone di qualificare la somma come caparra penitenziale, ti sta comprando il diritto di ripensarci mentre tu tieni la casa ferma. Deve essere prevista espressamente, quindi si riconosce a occhio: cercare la parola "penitenziale" nel testo è una delle prime cose da fare.

L'acconto, infine, non protegge nessuno. È un semplice anticipo sul prezzo: se la vendita salta va restituito, e chi ha perso mesi di mercato deve andare a dimostrare il proprio danno. Ed è qui l'insidia vera: se nel testo non c'è scritto che la somma è versata a titolo di caparra confirmatoria, il rischio è che valga come acconto e che tutta la protezione salti.

La qualificazione della somma è una delle voci che il preliminare deve contenere per esteso, insieme alle altre clausole che nei modelli generici non ci sono.

Importo e mezzi

Quanto si versa di caparra, e con quali mezzi di pagamento

Nessuna percentuale è fissata dalla legge

Non esiste un importo minimo o massimo stabilito da una norma: la caparra è quella che le parti concordano. Nella pratica, sulle compravendite di case si muove di norma intorno al 10% del prezzo, con una forbice che va da poco meno a qualche punto in più a seconda della trattativa.

Il criterio con cui guardarla, se stai vendendo, è uno solo: quanto deve costare all'acquirente cambiare idea. Una caparra troppo bassa rende l'impegno finto, perché sparire costa poco e tu intanto hai tolto la casa dal mercato per mesi. Una caparra sproporzionata, al contrario, spaventa acquirenti seri e ti espone dall'altro lato, visto che il doppio dovresti restituirlo tu se il problema nascesse da parte tua.

Conta anche chi hai davanti. Chi compra con un mutuo importante ha meno liquidità disponibile alla firma, e pretendere una caparra alta significa spesso perdere una proposta buona. In quei casi la strada normale è una caparra ragionevole alla proposta e un acconto al compromesso, così l'impegno cresce mano a mano che la vendita avanza.

Tracciabile, sempre

Il mezzo normale è l'assegno circolare intestato al venditore, consegnato insieme alla proposta e tenuto fermo dall'agenzia fino all'accettazione, oppure il bonifico dopo che la proposta è stata accettata. In tutti e due i casi resta una traccia con data, importo e nomi, che è esattamente quello che serve se un giorno bisognasse dimostrare chi ha versato cosa.

Il contante è da escludere. Oltre ai limiti di legge sull'uso del denaro contante, che cambiano nel tempo, al rogito il notaio fa dichiarare le modalità con cui il prezzo è stato pagato, comprese le somme versate prima: una caparra in contanti senza traccia diventa un problema proprio nel momento in cui dovrebbe proteggerti.

Una nota fiscale, per completezza. Quando il preliminare viene registrato, sulle somme già versate si pagano imposte proporzionali che poi vengono scomputate da quelle dovute al rogito. Non è una spesa in più, è un anticipo. Gli importi esatti vanno verificati con il notaio o il commercialista sul vostro caso.

Le quattro cose da controllare prima di accettare una proposta con caparra. Sono quattro righe di testo, e si leggono in cinque minuti.

  • Come è qualificata la somma. Deve esserci scritto "a titolo di caparra confirmatoria", per esteso
  • Con che mezzo arriva. Assegno circolare o bonifico, con data, importo e intestazione
  • A quali condizioni è legata. Se c'è la clausola sul mutuo, deve avere importo, istituto e termine
  • Che data di rogito porta con sé. Una caparra alta con un rogito a otto mesi vale meno di una media con un rogito a sessanta giorni

Il resto della trattativa lo decide una cosa sola, il prezzo con cui esci sul mercato: qui c'è come si stabilisce il valore di una casa a Bologna partendo dai rogiti reali di zona, che è poi il numero su cui tutta la caparra si calcola.

Gratis e senza impegno

Ti hanno messo davanti una proposta con una caparra: è congrua?

Guardiamo insieme la cifra, come è qualificata nel testo e cosa succede se la vendita salta. Dieci minuti al telefono, gratis, e sai se quella somma ti protegge davvero o se stai tenendo ferma la casa per niente.

Il finale normale

Che fine fa la caparra il giorno del rogito?

Si scomputa dal prezzo, non si restituisce

Nella stragrande maggioranza delle vendite la caparra non produce nessuno degli effetti drammatici per cui è nata: la vendita si chiude, e quella somma diventa semplicemente una parte del prezzo già pagata. Al rogito l'acquirente versa il saldo, cioè il prezzo meno la caparra e meno gli eventuali acconti, e nell'atto il notaio dà conto di tutte le somme già corrisposte.

È il motivo per cui la caparra non va mai pensata come un guadagno del venditore. Non è denaro in più, è denaro in anticipo. L'unico caso in cui resta al venditore senza contropartita è quello in cui la vendita salta per colpa di chi comprava, ed è una vittoria che nessuno cerca: significa mesi persi e casa da rimettere sul mercato.

I tre finali possibili, in ordine di frequenza.

  • Si va a rogito e la caparra si scomputa dal prezzo. È quello che succede quasi sempre
  • Salta per colpa di una delle due parti, e allora la caparra viene trattenuta o restituita al doppio
  • Salta senza colpa di nessuno, per esempio perché non si è avverata una condizione scritta nel contratto, e la caparra torna indietro semplice

Il caso più frequente di tutti: il mutuo che non arriva

Quando l'acquirente compra con un finanziamento, il vero snodo non è la caparra, è come è scritta la condizione sul mutuo. Se nel preliminare c'è una clausola ben delimitata, con importo, banca e termine, e la banca dice no entro quella data, l'accordo si scioglie senza colpa di nessuno e la caparra torna a chi l'ha versata. Se invece la clausola è generica o manca del tutto, il mancato mutuo non libera automaticamente chi ha comprato.

Per chi vende la lezione è pratica: quella clausola va letta e delimitata prima di firmare l'accettazione, perché è lì che si decide se una banca lenta ti costerà tre mesi di mercato o no. Il ragionamento vale anche a specchio quando sei tu ad avere un mutuo da estinguere sulla casa che stai vendendo, dove i tempi della banca entrano nel calendario del rogito.

Il doppio non si prende da soli

Va detto chiaramente, perché è la fonte di più illusioni. Nessuno può decidere per conto proprio che l'altro è inadempiente e incassare il doppio. Se le parti non si accordano, la questione la decide un giudice, e prima serve un inadempimento vero, non un ritardo di qualche giorno o un malinteso.

La conseguenza pratica è che la caparra funziona soprattutto come deterrente. Il momento in cui si costruisce la protezione non è quando la vendita salta, è quando si scrive la proposta: chi firma, quanto versa, con che titolo, entro quando si rogita, quali condizioni sospendono l'accordo. Tutta questa parte è spiegata passo per passo nella guida su proposta, compromesso e rogito, le tre firme di una vendita.

Come scegliamo la proposta migliore fra quelle raccolte →
Domande vere, risposte dirette

Domande frequenti sulla caparra confirmatoria

Quanto deve essere la caparra confirmatoria?

Nessuna legge fissa l'importo della caparra confirmatoria: la decidono le parti. Nella compravendita di case si sta di norma intorno al 10% del prezzo, con oscillazioni verso il basso quando l'acquirente compra con un mutuo importante e ha poca liquidità alla firma. Il criterio giusto per chi vende è quanto deve costare all'altro cambiare idea, tenendo presente che una caparra molto alta espone anche il venditore, che in caso di suo ripensamento dovrebbe restituirne il doppio.

La caparra confirmatoria va scritta nel preliminare?

Sì, e va scritta con il suo nome. Se nel testo della proposta o del preliminare non compare che la somma è versata a titolo di caparra confirmatoria, quel denaro rischia di valere come semplice acconto sul prezzo, e la protezione salta: in caso di problemi andrebbe restituito, e per ottenere qualcosa in più bisognerebbe dimostrare il danno subito. È una riga di testo che cambia completamente gli effetti.

Si può versare la caparra in contanti?

Meglio di no. Oltre ai limiti di legge sull'uso del contante, che cambiano nel tempo, al rogito il notaio fa dichiarare come è stato pagato il prezzo, comprese le somme versate prima della firma. Il mezzo normale è l'assegno circolare intestato al venditore, tenuto fermo dall'agenzia fino all'accettazione della proposta, oppure il bonifico dopo l'accettazione. Serve una traccia con data, importo e nomi.

Cosa succede alla caparra se il mutuo non arriva?

Dipende da come è scritta la clausola sul mutuo. Se il preliminare contiene una condizione sospensiva ben delimitata, con importo, istituto e termine, e il finanziamento viene rifiutato entro quella data, l'accordo si scioglie senza colpa di nessuno e la caparra torna a chi l'ha versata. Se la clausola è generica o assente, il mancato mutuo non libera automaticamente l'acquirente, che resta inadempiente.

Che differenza c'è fra caparra e acconto?

L'acconto è solo un anticipo sul prezzo: se la vendita salta va restituito, chiunque sia stato a causarlo, e per ottenere un risarcimento bisogna dimostrare in giudizio il danno subito. La caparra confirmatoria, invece, quantifica in anticipo le conseguenze: viene trattenuta dal venditore se si tira indietro chi compra, e va restituita al doppio se è il venditore a non voler più vendere. Stessa somma, effetti completamente diversi.

Se il venditore si tira indietro, l'acquirente può pretendere subito il doppio?

Può pretenderlo, ma non incassarlo da solo. Serve un inadempimento vero, non un ritardo o un malinteso, e serve l'accordo dell'altra parte: se manca, la questione la decide un giudice. Per questo la caparra confirmatoria funziona soprattutto come deterrente, e la protezione reale si costruisce prima, scrivendo bene la proposta e il preliminare.

Cosa succede alla caparra se la vendita salta senza colpa di nessuno dei due?

In quel caso la caparra torna indietro semplice, senza raddoppi e senza trattenute. Succede tipicamente quando non si avvera una condizione scritta nel contratto, come il mancato ottenimento del mutuo entro il termine pattuito, oppure quando emerge un impedimento non imputabile a nessuna delle due parti. La regola pratica è che caparra trattenuta e caparra raddoppiata presuppongono sempre una colpa: senza colpa, ognuno riprende quello che aveva.

La caparra protegge una trattativa, non la crea. Quello che decide il risultato è il prezzo di partenza: il 95% delle nostre vendite si chiude a prezzo pieno o superiore, e il tempo medio è di 42 giorni contro i 183 della media italiana. La valutazione sui rogiti reali della tua zona è gratuita.

Informazioni di carattere generale aggiornate ad agosto 2026, che non sostituiscono il parere del notaio o del commercialista sul tuo caso.

Il primo passo è gratuito

Scopri quanto vale davvero la tua casa

Valutazione gratuita sui rogiti reali della tua zona. Ti ricontattiamo entro 24 ore.

Preferisci scriverci direttamente? Scrivici su WhatsApp al 353 467 3804

Marcello Roversi

Richiesta ricevuta!

Nelle prossime ore ti contatteremo dal numero 353 467 3804. Salvalo in rubrica così riconoscerai la chiamata.

Informazioni di carattere generale aggiornate ad agosto 2026, che non sostituiscono il parere del notaio o del commercialista sul tuo caso.

Chiama Valutazione gratuita

Controlliamo la caparra della tua proposta

Lasciaci nome e numero, ti richiamiamo noi.